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日志


8月28日

TURCHIA, LAVAVETRI A FIRENZE E L'UE CONTRO LA CHIESA

signore e signori, eccomi tornato. lo so, gli ultimi interventi forse sono stati un pò troppo sentimentali, è da tempo che nn scrivo e bla bla bla. ma il momento nn è dei migliori, quindi meglio distrarsi pensando ad altro. ecco due notizie fresche fresche che mi hanno colpito e che forse avrete sentito al tg:
1- a Firenze il sindaco Dominici (dei Ds, quindi di sinistra) dichiara i lavavetri fuorilegge e quindi passibili di denuncia e arresto;
2- l'Ue chiede all'Italia chiarimenti circa presunte agevolazioni fiscali alla Chiesa cattolica.
 
voi vi chiederete: e a noi che cazzo ce ne frega?forse avete ragione, e forse no. infatti è probabile che anche a Palermo si ponga la questione di come affrontare il problema dell'accattonaggio. e non ditemi che nn avete mai odiato il lavavetri che vi lava l'auto per forza!tutti paghiamo le tasse, ergo vorremmo sapere se c'è qualche privilegiato che fa lo scaltro. 
 
A FIRENZE E' CACCIA AI LAVAVETRI
da oggi a Firenze i lavavetri sono passibili di denuncia e arresto fino a 3 mesi.il tutto è dovuto a numerosi episodi di minacce, intimidazioni specie a danno di donne e anziani, che ai semafori hanno imparato a temere i lavavetri. secondo l'assessore Cioni, ci sarebbero una 60ina di lavavatri rumeni in città che hanno formato una vera gang, praticando anche violenza a chi non da una mancia adeguata. immediate le reazioni della sinistra radicale, di associazioni anche cattoliche e di altri soggetti. plauso dalla destra e da molti cittadini. certamente non esistono norme a livello nazionale, e quindi ogni comune non può fare di testa sua. forse la misura sarà eccessiva ma è ora di finirla. perchè chi chiede l'elemosina o lava i vetri, in rari casi è un disperato. secondo il ministero degli interni, esistono vere e proprie associazioni criminali che controllano decine di bambini e invalidi per l'elemosina e l'accattonaggio, e che incassano cifre da capogiro, migliaia di euro al giorno, di cui niente va nelle tasche dei poveracci sfruttati. e allora? allora mano ferma contro accattonaggio, lavavetri e posteggiatori abusivi, italiani o no!basta!spezziamo il racket, creiamo norme a livello nazionale e smettiamola di dire che questi sono atteggiamenti di destra. la sinistra non può lasciare la sicurezza nelle mani delle destre, altrimenti perderà sempre. al nord nn ne possono più e infatti lì la sinistra perde da anni. la sicurezza non ha colore politico. veltroni l'ha detto bene: il garantismo eccessivo, la mano morbida, l'indulgenza non servono. a New York Giuliani, con una ferrea politica anticrimine rivolta anche alle infrazioni minori e spesso tollerate, come l'accattonaggio, ha reso NY una delle città più sicure al mondo. e specialmente noi a Palermo dovremmo averne le palle piene dei posteggiatori abusivi!
 
L'UE CONTRO LA CHIESA
In seguito a pressioni della sinistra radicale, la commissione europea ha chiesto maggiori chiarimenti al governo italiano, per decidere se aprire una procedura d'infrazione per aiuti di stato. in seguito a una norma del '92, le parrocchie non pagano ICI, cioè l'imposta comunale sugli immobili, così come tutte quelle strutture di volontariato, sia religiose che sportive o di solidarietà. quindi caritas, mense pubbliche, strutture sportive, ricreative e sociali. in + lo scorso governo ha fornito una tassazione agevolata anche per quelle strutture gestite da religiosi che abbiano scopi di lucro, come alberghi e librerie (tipo paoline). è questa la norma che ha fatto incazzare l'Ue e che il governo attuale non ha cambiato. onestamente sono convinto che non sia corretto per le strutture religiose con fini di lucro avere agevolazioni. se le tasse le pago io, devono farlo tutti, specie quelle attività che servono solo a fare soldi.
8月17日

quanto conosciamo gli altri?

 oggi, mentre parlavo con una persona, questa mi diceva quanto io e lei siamo diversi in molte cose. la cosa lì per lì non mi ha dato da pensare, ma dopo ci ho riflettuto. perchè vedete in realtà in pochissimi mi conoscono veramente. oddio, forse una sola persona, mia sorella. per il resto nessuno può dire di conoscermi. per carità, la colpa è mia, nn c'è dubbio...ma sono fatto così, nel bene e nel male. figuratevi che ho cominciato a confidarmi con qualcuno solo da un annetto a questa parte, ovviamente con mia sorella. prima di allora nn mi sono mai confidato con nessuno. e anche mia sorella può dire di avermi cominciato a conoscere bene solo da poco tempo, perchè mi stavo accorgendo di perderla e allora ho dovuto cambiare qualcosa nel nostro rapporto. quando oggi mi è stato detta quella cosa, ci sono rimasto. nn tanto perchè si sia diversi, per carità. con tutti abbiamo cose in comune e cose diverse, bisogna vedere quali delle due prevalgono. e non sempre essere diversi è un problema, anzi può essere un valore aggiunto. a volte, ovviamente. io per esempio poco sopporto le persone con un carattere troppo uguale al mio. di coglione basto e avanzo io. allora possiamo dire di conoscere veramente una persona? o peggio di conoscere noi stessi? e quindi di poter dire cosa abbiamo in comune con gli altri? attenzione, nn è in alcun modo una critica alla persona con cui ho parlato oggi!ci mancherebbe. prendo solo spunto per una riflessione. nn vorrei mi saltasse al collo tipo cane inferocito come ha fatto oggi. l'esperienza mi è bastata una volta.ahahah. è solo una riflessione. se qualcuno vorrà dire qualcosa al proposito, faccia pure, mi fa solo piacere. colgo l'occasione per augurare buone vacanze a tutti gli amici che partono domani. a presto.
8月16日

la guerra di piero

 una canzone a dir poco stupenda sulla guerra. scaricatela e ascoltatela, è un consiglio.
 
Dormi sepolto in un campo di grano
Non è la rosa, non è il tulipano
Che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
Ma sono mille papaveri rossi.
«Lungo le sponde del mio torrente
Voglio che scendano i lucci argentati,
Non più i cadaveri dei soldati
Portati in braccio dalla corrente».
Così dicevi ed era d'inverno
E come gli altri verso l'inferno
Te ne vai triste come chi deve;
Il vento ti sputa in faccia la neve.
Fermati Piero, fermati adesso,
lascia che il vento ti passi un po' addosso,
Dei morti in battaglia ti porti la voce:
"Chi diede la vita ebbe in cambio una croce".
Ma tu non la udisti e il tempo passava
Con le stagioni, a passo di giava,
Ed arrivasti a passar la frontiera
In un bel giorno di primavera.
E mentre marciavi con l'animo in spalla
Vedesti un uomo in fondo alla valle
Che aveva il tuo stesso identico umore
Ma la divisa di un altro colore.
Sparagli Piero, sparagli ora,
E dopo un colpo sparagli ancora,
Fino a che tu non lo vedrai esangue
Cadere a terra a coprire il suo sangue.
«E se gli sparo in fronte o nel cuore,
Soltanto il tempo avrà per morire,
Ma il tempo a me resterà per vedere,
Vedere gli occhi di un uomo che muore».
E mentre gli usi questa premura,
Quello si volta, ti vede, ha paura
Ed imbracciata l'artiglieria
Non ti ricambia la cortesia.
Cadesti a terra senza un lamento
E ti accorgesti in un solo momento
Che la tua vita finiva quel giorno
E non ci sarebbe stato ritorno.
«Ninetta mia, a crepare di maggio
Ci vuole tanto, troppo coraggio,
Ninetta bella, dritto all'inferno
Avrei preferito andarci d'inverno».
E mentre il grano ti stava a sentire
Dentro alle mani stringevi il fucile,
Dentro alla bocca stringevi parole
Troppo gelate per sciogliersi al sole.
Dormi sepolto in campo di grano
Non è la rosa, non è il tulipano
Che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
Ma sono mille papaveri rossi.
 
La guerra di Piero, canzone celeberrima dell'inizio degli anni 1960, è il racconto al contempo dolce e triste della contradditorietà e stupidità della guerra, fatto dal punto di vista di chi l'ha vissuta in prima persona, un semplice soldato.
 
SCHEMA METRICO
Canzone di 13 strofe; ogni strofa è composta da 4 endecasillabi. Le rime sono talvolta baciate, talatra incrociate.
 
NARRAZIONE
Come un vero e proprio racconto, abbiamo qui essenzialmente due voci: quella del narratore e quella del protagonista.
Il narratore è esterno e parla in terza persona, ma in alcuni momenti entra nella narrazione con le sue esortazioni («Fermati Piero», «Sparagli Piero»), immedesimandosi nella situazione e perciò provocando anche un maggior coinvolgimento nel lettore/ascoltatore. Il discorso riportato di Piero, che si trova in tre strofe (strofa 2, 8 e 11), rende più tangibile la figura di Piero (che altrimenti rimarrebbe un semplice soldato-fantasma in mezzo a molti altri) accentuando così il coinvolgimento del lettore/ascoltatore.
 
RITMO
Oltre ad essere musicata, questa canzone presenta a livello testuale numerose ripetizioni che le danno un ritmo particolare e che sottolineano nel testo i passaggi più carichi di significato e di emotività.
Così, ad esempio, nella strofa 8, in cui si riporta il discorso centrale di Piero (se sparo a quel soldato io vedrò morire un uomo), si ripetono per due volte le espressioni: "il tempo" e "vedere". Il tempo infatti è protagonista della situazione: mentre Piero si sofferma a riflettere sul fatto che proprio il tempo darà a lui la possibilità di vedere un uomo che muore, egli perde irrimediabilmente tempo e dà così modo all'altro di agire. Infatti, a differenza della strofa 8 che con le sue ripetizioni scandisce un tempo assai lento, la strofa 9, quella in cui l'altro soldato agisce senza perdere tempo, si muove su un ritmo veloce, asindetico: "si volta, ti vede, ha paura".
 
CAMPI SEMANTICI e ANTITESI
- la morte: il dormire sepolto, l'ombra dei fossi, i cadaveri dei soldati, l'inverno, i morti in battaglia, la croce, i colpi da sparare, il vedere un uomo che muore, le parole gelate.
- la vita: il grano, i papaveri rossi, i lucci argentati, la primavera, la figura dell'amata (Ninetta).
- il tempo: il fermarsi, il tempo che passa, il passare delle stagioni, il tempo che rimane per vedere, il non-ritorno dalla morte.
L'antitesi principale sulla quale si costruisce la poesia è quella tra la morte e la vita, dove ogni elemento appartenente al campo semantico dell'uno si trova in prossimità e in contrasto con gli elementi del campo semantico dell'altro. Tra i due termini, il tempo costituisce il tramite o la separazione, talvolta come mezzo di passaggio dalla vita alla morte (la perdita di tempo di Piero che è causa della sua morte), talatra come confine invalicabile tra i due mondi («ti accorgesti in un solo momento che (...) non ci sarebbe stato ritorno»).
 
È una delle più celebri ballate di De André, e costituisce - soprattutto in relazione alla data in cui fu scritta (1970) - una delle rare versioni italiane degli ideali pacifisti cantati oltreoceano da Bob Dylan e Joan Baez. "Un solare inno pacifista ed antimilitarista", l'ha definita Marco Pandin.
"Il protagonista è un soldato, Piero, che in una luminosa giornata di primavera, dopo un lunghissimo cammino iniziato nel cuore dell'inverno, varca il confine che divide due nazioni. Mentre riflette sull'inutile ferocia della guerra, vede in fondo alla valle un soldato nemico che certamente prova le sue stesse paure ed è tormentato dai dubbi. Pur consapevole che soltanto uccidendolo potrà salvarsi, Piero appare indeciso sul da farsi. Quell'incertezza, frutto di un atto istintivo di umana solidarietà, gli sarà tuttavia fatale, perché l'avversario, accortosi del pericolo, non esiterà a sparargli" (P. Briganti - W. Spaggiari, Poesia & C., Zanichelli, Bologna 1991, p. 434).
La follia della guerra viene denunciata senza lanciare proclami, ma con quasi rassegnata tristezza. L'unica colpa di Piero è di non aver ucciso un uomo con la divisa di un altro colore, non per vigliaccheria, ma, per un senso di fratellanza; per la consapevolezza di essere (come il nemico) una semplice pedina di un gioco disumano ed assurdo, che schiera umili contro umili in una lotta senza senso.
Nonostante il nome chiaramente italiano del soldato, La guerra di Piero ha una dimensione metastorica e assume un valore universale, emblematico, di denuncia dell'azione più tragica e assurda che l'uomo possa commettere.
In posizione iniziale e finale, quasi a suggellare con una nota di malinconia l'intera ballata, è collocata la sconsolata constatazione del narratore di fronte al cadavere di Piero, il cui ultimo pensiero, di intonazione quasi scherzosa, va alla donna amata, a significare che i sentimenti privati permangono al di là della stupidità collettiva.
Nelle strofe interne si alternano le riflessioni pacifiste del soldato (strofe II, VIII, XII), gli inviti del narratore (strofe IV e VII) e le sequenze propriamente narrative (strofe III, V, VI, IX, X, XI, XIII).
Il livello strettamente denotativo consente una comprensione immediata. Possiamo comunque evidenziare le metafore dell'"inferno" (= guerra) al v. 10 e dell'"anima in spalle" (= angoscia, e fatica) al v. 21; l'iperbole delle "parole / troppo gelate per sciogliersi al sole" dei vv. 51-52; l'anastrofe nell'espressione "dei morti in battaglia ti porti la voce" (v. 15); e varie anafore: "fermati Piero, fermati adesso" (v. 13), "sparagli Piero, sparagli ora" (v. 25), "cadesti a terra senza un lamento / ... / cadesti a terra senza un lamento" (vv. 37-41), "dentro alle mani stringevi il fucile / dentro alla bocca stringevi parole" (vv. 50-52).
 
 
8月15日

amore che vieni, amore che vai

"amore che vieni, amore che vai" è una splendida canzone di fabrizio de andrè, una dei tanti esempi di pura poesia del cantautore genovese. eccone il testo:
 
Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque ti ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
e tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
venuto dal sole o da spiagge gelate
perduto in novembre o col vento d'estate
io t' ho amato sempre , non t' ho amato mai
amore che vieni , amore che vai
io t' ho amato sempre , non t' ho amato mai
amore che vieni , amore che vai
 
 
il tema è quello dell'amore, che in de andrè viene investigato in tutta la sua complessità. un amore a volte impossibile, contraddittorio, o quantomeno strano...un amore precario, che viene e che va. la precarietà dell'amore, "dell'incessante mutamento, dell'eterna ciclicità della natura come dei sentimenti e della fatale sfasatura - nei rapporti d'amore - fra i desideri propri e quelli dell'altro" (D. Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, Edizioni Associate, Roma 1999, p. 80).  Quello dell'amore, come sempre in De André, è "uno stato incerto, fuggevole e contraddittorio: io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai, / amore che vieni, amore che vai" (L. Nissim: in Fabrizio De André. Accordi eretici, EuresisEdizioni, Milano 1997, p. 136).
il testo è volutamente contraddittorio, perchè contraddittorio è il sentimento stesso dell'amore, che è irrazionale, che nn guarda in faccia nessuno, che può finire in un momento o sbocciare all'improvviso.
cosa c'è da capire?
8月10日

ode alla vita...

Ode alla vita
  
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle 'i'
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
 
 
                                                                                                                                          Pablo Neruda
  
   
8月6日

santino

poco fa mi è arrivata una chiamata di luana. mi ha detto che santino è morto. chi è santino? è, anzi, era un signore che abitava dove abita vincenzo, nelle case popolari di via alongi, di fronte la sma. 67 anni. un ictus improvviso. cervelletto compromesso. morto a casa sua dopo alcuni giorni di ricovero ospedaliero. dire che era particolare è dire veramente poco. vedovo, sempre in giro, amico di tutti. nn ho conosciuto una persona che nn gli fosse affezionata. era il divertimento della via oreto. sempre allegro, a fare battute, a scolarsi una birretta, a qualunque ora del giorno. una volta l'ho visto alle 11 del mattino bere birra. dicasi 11 del mattino. incredibile. cosa faceva? fischiettava, rideva, prendeva in giro, qualche parolaccia ma non stare allegri con lui era difficile. sapete, morire sapendo di essere benvoluto da tutti non è comune. è una bella cosa, vale + di tante ricchezze. sai di aver lasciato un buon ricordo di te. io l'ho conosciuto per la campagna elettorale. poi per un piccolo diverbio ci ho litigato. per un pò nn l'ho salutato. qualche giorno prima dell'ictus, gli ho chiesto scusa. abbiamo ripreso a parlare e a salutarci. ringrazio dio per avermi suggerito di farlo. se fosse morto e io non gli avessi chiesto scusa, penso non me lo sarei mai perdonato.  sono felice di averlo fatto. e ora una richiesta. vincenzo gli era affezionato moltissimo. figuratevi che, incredibile a dirsi, l'ha difeso pure quando aveva litigato con me!e per vincenzo non darmi ragione è come tagliarsi una mano!scherzi a parte, anche se vincenzo non lo darà a vedere, soffrirà moltissimo per questa cosa. stategli vicino. so cosa si prova quando si perde una persona cara. vincenzo si merita tutto il nostro affetto e la nostra vicinanza. sapete, questa cosa mi ha fatto rivivere la morte di mio zio. domenica ha fatto 4 mesi che è morto. che dire? rivivere quei momenti è forse la cosa + brutta che mi possa capitare...è uno strazio, è incredibilmente doloroso. quindi capisco il dolore di quanti piangeranno santino. addio santino.